La riabilitazione delle piccole cose

 

L’azione semplice e quotidiana del camminare, crea un ponte tra la dimensione terrena, come i sentieri su cui si cammina e una dimensione sottile, nel contatto con la propria Anima, “Dove si narra di un viaggio in cui la porta dell’Invisibile deve essere Visibile…”(Monte Analogo, Daumal).

 

Il saggista moderno Lacroix, nel suo libro “Il culto dell’emozione”, descrive come la società attuale sia attraversata da potenti movimenti che hanno l’effetto di dinamizzare la vita emotiva.

L’autore porta l’esempio della pubblicità e di come questa faccia leva quasi esclusivamente sul piano emotivo, ad evidenza che per la maggior parte degli uomini questo sia un canale di comunicazione attivo, forse in alcuni casi troppo.

Questo ritorno all’emozione costituisce tanto un pericolo tanto una ricchezza. Una ricchezza perché attenua gli eccessi del razionalismo, un pericolo perché porta a dare alla nostra sensibilità una direzione unilaterale. Nel campo delle emozioni, infatti, quello che osserviamo è un abbandono delle emozioni calme a vantaggio di emozioni shock, di esperienze violente, di commozioni accumulate con una frenesia ingorda. Di conseguenza, afferma sempre Lacroix “il tema seducente della ‘liberazione dell’emozione’ tende a trasformarsi in una volgare rivendicazione di ‘sempre più ‘adrenalina’.”

Sembra quindi che assistiamo ad un paradosso: tendiamo ad emozionarci molto, ma abbiamo più difficoltà nel sentire.

Non esitiamo a dire che c’è un buono e cattivo uso delle emozioni, certe emozioni ci degradano mentre altre ci elevano e arricchiscono. Non distinguendo chiaramente i termini, il ritorno all’emozione rischia di portarci alle “barbarie”.

Dobbiamo saper uscire dall’associazione tra uomo emozionato e uomo agitato. Nel concerto rumoroso delle sensazioni forti, sforziamoci di risvegliare la capacità di ascoltare il delicato sussurro delle emozioni delicate, di risvegliare il poeta che sonnecchia in ciascuno di noi. Restauriamo la nostra capacità di vibrare davanti a ciò che è naturale e bello.

Il ripristino della contemplazione passa per la riabilitazione delle piccole cose, del quotidiano. A esso ci si avvicina quando lasciamo che si formi il filo minimo di un’emozione delicata.

Calmando ogni rumore, esterno ed interno, riscopriamo nel contatto con un ambiente che ci appartiene più di quanto riusciamo ad immaginare, la natura, il contatto intimo con la nostra anima, recuperando la nostra vera Natura Umana.

“Camminare in cerca di…” ci propone così di camminare, senza sensazionalismi, semplicemente camminare, per provare ad assaporare nuovamente il sapore di gesti semplici e quotidiani, in cui poter riscoprire l’essenza che è dentro di noi, il nostro essere Anima.

Il Regno della Natura è in questo senso l’offerta più grande che abbiamo per poter ispirarci all’idea di armonia più vicina alla nostra esperienza.

Anche il Maestro Morya ci ricorda l’importanza di saper cogliere l’esempio che proviene dai diversi regni di natura:

“Il ritardo della realizzazione spirituale si spiega con l’indifferenza per le manifestazioni naturali. Se si perde la capacità di osservare si perde la capacità di sintesi.”

(Agni Yoga, 20)

Recuperare il contatto con la Natura, significa recuperare la capacità di agire secondo le stesse Leggi che muovono anche il nostro essere uomini.

L'atto di camminare riporta l'uomo alla coscienza del proprio esistere, dell'esserci e rappresenta quindi un modo per riprendere contatto con se stessi, con il proprio corpo, la propria mente, con il proprio ruolo nel mondo.

 

“Cosa possiamo aspettarci di trovare in un albero? Di riscoprire la nostra natura umana.”

Federico Magnaguagno